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Le neviere del Salento sono la traccia della presenza di un commercio inaspettato nelle calde terre di Puglia, cioè quello del ghiaccio. Le costruzioni si trovano a Lequile, Monteroni e in alcune masserie e confermano come le popolazioni in passato avevano trovato il modo di disporre di neve e ghiaccio per gli usi più diversi. Scopriamo di più su queste interessanti pratiche.

La conservazione del ghiaccio nel Salento in epoca rinascimentale

In passato, avere del ghiaccio a disposizione anche d’estate rappresentava apparentemente un problema insormontabile. Ci sono, invece, testimonianze chiare della presenza nel territorio del Salento di costruzioni dette “neviere“, che confermano come l’ingegnosità dell’uomo, tra il ‘600 e i primi ‘900, portò alla creazione di luoghi dove si potesse conservare una scorta di ghiaccio, che non si scioglieva neppure nella stagione calda.

La possibilità di conservare a lungo la neve fu data dalla particolare architettura di queste costruzioni, che avevano una forma a cupola. I blocchi di neve pressata venivano accuratamente imballati nella canapa e poi in uno strato di foglie (come quelle della felce) e il loro trasporto verso le neviere del Salento avveniva nottetempo, approfittando delle temperature più basse. Durante il periodo invernale, invece, si preferiva il trasporto di giorno, anche per verificare con sicurezza e non a lume di candela il peso e lo stato del ghiaccio stesso. Prima di metterlo sul mercato, il ghiaccio comunque veniva ripulito da eventuali residui con la cosiddetta “raschiatura”.

Il mezzo di trasporto non poteva che essere a dorso di mulo o con carretti trainati da cavalli e la sistemazione dei blocchi avveniva tramite un’apertura dall’alto, che lasciava maggiore libertà di movimento. Per il prelievo degli stessi all’interno della neviera, invece, c’erano una o 2 piccole porte d’ingresso e il mantenimento della bassa temperatura era garantito non solo dallo spessore dei muri, ma anche dall’interramento con foglie e terra, che garantiva anche una buona percentuale di umidità.

L’altezza totale di una neviera poteva anche arrivare a 2 metri e non aveva finestre. Inoltre, le neviere erano anche provviste di un sistema di scolo, nel caso entrasse acqua, per non danneggiare il ghiaccio già presente. In realtà, queste costruzioni variavano anche in base al terreno e alla zona, in quanto alcune erano direttamente scavate nella terra.

Le neviere del Salento e il commercio all’estero

La domanda che si pongono coloro che conoscono il clima pugliese e in particolare quello del Salento, è come fosse possibile sviluppare il commercio di neve in un luogo dove oggi le nevicate sono un evento a dir poco eccezionale.

In passato pare che non fosse affatto così, perché durante il Rinascimento e anche nei secoli successivi, la nevicate non era infrequenti e questo permise di investire in questa disponibilità di neve per trasformarla in un’attività remunerativa. Infatti, fu talmente fiorente la vendita di ghiaccio ottenuto pressando la neve, che fu istituita anche una tassa e, coloro che vendevano il ghiaccio e quindi si aggiudicavano gli ambiti appalti, potevano farlo solo dietro la garanzia di una personalità dalla serietà riconosciuta. Ci sono notizie di vendita del ghiaccio fino in Albania.

La testimonianza del commercio nato intorno alle neviere è data anche dalle iscrizioni ritrovate sui muri, che confermano come il ghiaccio fosse un “prodotto” molto ambito, specie dalle famiglie aristocratiche. Erano loro i destinatari prediletti che, per trovare refrigerio durante l’estate, lo usavano per ottenere bevande fresche e dissetanti.

Il ghiaccio delle neviere del Salento era anche utilizzato ad altri scopi, tra cui quelli medici per la cura di traumi, contusioni, ascessi dentali e febbre. Si narra che questo venisse usato eccezionalmente anche per curare i feriti nella battaglia tra piemontesi e Regno delle 2 Sicilie, che avvenne nei pressi di Gaeta. Con l’avvento dei frigoriferi questa tradizione andò a morire, ma rimane una traccia affascinante di un tempo lontano e senza le comodità moderne.

 

Fonte Immagine: www.fondazioneterradotranto.it

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