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Reperti storici di epoche lontane caratterizzano e arricchiscono il patrimonio culturale della splendida terra salentina. Le sue bellezze si rivelano anche nel sottosuolo, dove luoghi sconosciuti e per secoli rimasti inesplorati, oggi sono fonte di storia e di interesse per tutti coloro che amano regalarsi vacanze alla scoperta di posti suggestivi e intriganti.

Nel Salento sono presenti moltissimi frantoi, dal grande valore storico, che attraggono turisti appassionati del mondo dei contadini di un tempo che lavoravano per produrre l’olio in questi meandri sotto terra.

I frantoi, cavità rocciose di grande valore storico

I frantoi sono dei luoghi scavati nella roccia che un tempo erano utilizzati per la produzione dell’olio di oliva, alimento fondamentale nella vita dell’uomo anche come mezzo adibito all‘illuminazione e, per questo, anticamente definito con il termine lampante.

I frantoi, conosciuti anche come trappeti, nelle zone salentine hanno avuto origine da cavità antiche di epoca messapica e varie cripte bizantine ormai in disuso.

Il frantoio dei Vicerè, luogo suggestivo dedicato all’olio

A Gallipoli, uno dei frantoi più conosciuti e suggestivi è il frantoio dei Vicerè, di origine molto antica. Visitare questo luogo sotterraneo significa rievocare uno stile di vita legato ad un lavoro durissimo, lontano dalla luce del sole e dagli affetti.

I contadini che lavoravano all’interno del celebre laboratorio dell’oro verde, come si è soliti chiamare il frantoio dei Vicerè, dedicavano anima e corpo alla produzione dell’olio di cui Gallipoli era una delle maggiori produttrici del tempo.

Situato sotto il suolo, il frantoio era un luogo di lavoro e anche una dimora per questa gente e per i loro animali che, nei periodi di lavorazione che andavano dai mesi di ottobre a marzo, non avevano la possibilità neanche di salire in superficie.

Persino le olive erano trasportate in fondo alla cavità rocciosa attraverso un buco, in modo da non alterare la temperatura del frantoio e non rovinare l’intera lavorazione. Un lavoro durissimo e sacrificante quello svolto dagli operai che torchiavano le olive, che ancora oggi si può rivivere con la mente visitando il frantoio dei Vicerè.

Maestoso e suggestivo, questo luogo di lavoro sotto terra rimane oggi un reperto storico di grande impatto che suscita ammirazione per gli operai che dedicavano all’olio gran parte della loro vita e per il tipo di lavoro, oggi scomparso, che al suo interno era svolto.

I frantoi ipogei

Il frantoio dei Vicerè rientra nella categoria dei cosiddetti frantoi ipogei. Il termine si riferisce alle condizioni climatiche necessarie per una produzione ottimale dell’olio. Il luogo doveva mantenere una temperatura costante, intorno al 18-20 °, per evitare all’olio di solidificarsi.

I contadini non potevano rischiare di compromettere l’intera produzione con sbalzi di temperatura e rimanevano internati nel frantoio fino alla fine del ciclo produttivo, in compagnia dei loro muli e utilizzando le lampade ad olio per farsi luce.

Oggi il frantoio dei Vicerè, e tutti gli altri frantoi ipogei, non sono più utilizzati per produrre olio. Dal XIX secolo, infatti, la lavorazione di questo ricercato olio liquido si svolge in altri ambienti.

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