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Il territorio salentino si caratterizza dalla forte presenza di paesaggi naturali. Fatta eccezione per la città di Lecce e per qualche centro abitato di grosse dimensioni, il Salento è composto da un susseguirsi di una serie di paesi, alcuni dei quali molto piccoli, che sono intervallati dalle ampie campagne.

Questa conformazione territoriale ha fortemente influenzato la vita dei salentini che, soprattutto in passato, era una vita semplice, vissuta in gran parte proprio nelle campagne, che erano la principale fonte di sostentamento delle famiglie.

Dai racconti degli anziani è possibile scoprire come proprio il paesaggio naturale è stato, per molte generazioni, una sorta di “compagno di giochi” dei bambini.

La fantasia e la natura: principali elementi di gioco

I giochi che hanno accompagnato l’infanzia delle bambine e dei bambini del Salento sono veramente tanti e si caratterizzano da una fervida fantasia, in grado di trasformare oggetti comuni in accessori utili al divertimento, come ad esempio, l’uso di un pettine come strumento musicale.

Anche gli alberi, i sassi, le ghiande erano, con estrema creatività, trasformati in giochi. Le ghiande, ad esempio, erano trasformate in “piripissi”: venivano tagliate in due e al centro era poi inserito un bastoncino o un fiammifero. In questo modo, i bambini potevano farle ruotare il più velocemente possibile, come avessero una trottola.

Uno dei giochi più in voga tra i più piccoli, cresciuti prima o agli inizi del boom economico, erano le partite di “tuddhri”. Tale attività ludica ricorda vagamente un numero degli attuali giocolieri: consisteva, infatti, nel lanciare in alto un sassolino e, mentre il primo fluttuava in aria, bisognava prendere il secondo. Il gioco continuava così, in un concitato ritmo che prevedeva coordinazione, riflessi e velocità.

Dai bambini erano molto usate anche le fionde e le freccette, realizzante mediante i rami secchi degli alberi e cordicelle sottili. La Natura, inoltre, offriva dei grandissimi campi dove i piccini si sfidavano nella corsa, oppure giocavano a nascondino, approfittando degli ulivi e di altre piante. Le piante erano usate dalle bimbe per costruire delle piccole bamboline, mediante l’uso di foglie, filamenti di erba e piccoli rametti.

Esisteva poi il gioco così chiamato “delle furmeddhre” o “a sordi”, a seconda che si usassero come strumenti di gioco dei bottoni oppure delle piccole monete di poco valore (le 5 e le 10 lire). In entrambi i casi, si lanciava la monetina o il bottone contro un muro vicino, a turno. Se il secondo giocatore riusciva nel rimbalzo a far ricadere la monetina, ad esempio, nelle vicinanze di un’altra monetina, si impossessava automaticamente della moneta. Vinceva chi totalizzava più monete.

Un’altra variante di questo gioco era la “cazziddha”, che consisteva nel raccogliere i tappi delle bottiglie in rame, per poi essere appiattiti e lavorati a proprio piacere dai ragazzi. Quelli che avevano una stella impressa sopra venivano conservati e tramandati come se fossero un tesoro.

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